La Domus Mazziniana debutta al Salone del libro di Torino

Sabato 16 maggio alle 15 presso il padiglione OVAL (stand T62) presentazione del volume di Valerio Lisi, Tra Mazzini, Pisacane e Bakunin. Giuseppe Fanelli nel Risorgimento, pubblicato dalla casa editrice D’Amato

Giuseppe Fanelli è stato il volto più inquieto e affascinante del nostro Risorgimento: un uomo che ha passato la vita a spostare l’asticella della libertà sempre un po’ più in là, oltre i confini delle nazioni.

Napoletano verace, Fanelli fu innanzitutto un soldato dell’ideale. Lo troviamo ovunque ci sia da combattere per l’Italia: sulle barricate di Milano nel 1848, a difesa della Repubblica Romana con Mazzini e, naturalmente, tra i Mille di Garibaldi. Per anni, la sua “fede” fu il mazzinianesimo, una devozione romantica all’unità della patria.

Tuttavia, l’Unità d’Italia non gli bastò. Sedendo in Parlamento come deputato, si rese conto che cambiare la bandiera non aveva cambiato la fame del popolo. La svolta arrivò con l’incontro con Michail Bakunin: Fanelli abbandonò le visioni mistiche di Mazzini per abbracciare l’anarchismo collettivista. Capì che la vera rivoluzione non doveva essere politica, ma sociale.

L’impresa che lo ha reso leggendario avvenne nel 1868 in Spagna. Inviato a diffondere l’Internazionale, Fanelli compì un miracolo comunicativo: pur non parlando lo spagnolo, riuscì a infiammare i cuori di operai e contadini con il solo carisma e pochi termini universali. In pochi mesi, quasi da solo, gettò i semi del potentissimo movimento anarchico spagnolo.

Morì nel 1877, povero e coerente, lasciandoci l’immagine di un patriota che, dopo aver contribuito a creare uno Stato, decise di dedicare il resto della vita a sognare un mondo senza confini. È stato, in fondo, il ponte umano tra la camicia rossa di Garibaldi e la bandiera nera del riscatto operaio.

A discutere di questa affascinante figura con l’autore Valerio Lisi, il vicepresidente della Domus Mazziniana, Mario di Napoli e il direttore scientifico Pietro Finelli.

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